
“Sabato, 03 Settembre 2005
Lacrime salatissime, sincere ed irrefrenabili, sono state il mio saluto di congedo al Giappone.
Scrivo in aereo, ormai a chissà quante migliaia di chilometri da Tokyo e dai ricordi di questa Estate.
L'ultima settimana è sembrata la più breve di questo viaggio ed è scivolata via in un battibaleno, mentre non potevo fare a meno di pensare che, ogni volta che facevo qualcosa, sarebbe stata l'ultima: l'ultimo pranzo in un dato ristorante, l'ultima lezione con quella professoressa, l'ultima volta che, in ritardo, avrei corso per il tragitto da casa alla stazione dopo aver salutato Sugiyama san come era mia consuetudine fare tutte le mattine, l’ultima volta che sarei tornato a casa a piedi dalla stazione, incrociando l’uomo della bancarella del pesce, la ragazza del volantinaggio o la signora del chiosco della lotteria.
Senza dubbio ho uno strano modo di vivere le mie esperienze.
***
Ieri, poiché sarebbe stato il mio ultimo giorno in Giappone, avevo deciso che, dopo scuola, avrei effettuato le ultime compere il più in fretta possibile, cosi da passare l’ultimo pomeriggio a casa, con la signora.
Il caso ha però voluto che mi trattenessi un po’ troppo, preso dallo shopping: diciamo quel poco che sarebbe bastato a farmi rimanere da solo fino a sera.
Rincasato, infatti, ho trovato la porta di casa chiusa a chiave, la cena già insolitamente pronta in tavola, e il parcheggio di fronte alla casa misteriosamente vuoto, senza la macchina di Sugiyama san (che ben di rado guida).
Ho cenato da solo, giocherellando pensieroso con i gatti, interrogandomi su cosa l’avesse spinta a sparire per tutte quelle ore senza avvertirmi (come invece avrebbe fatto normalmente) e chiedendomi se fosse stato il caso di chiamarla sul cellulare.
Infine, alle 22.00 circa, ho sentito il rassicurante rumore del cancelletto di ferro che si apriva.
Dalla finestra l’ho vista rientrare in casa, mentre ero ancora intento a pesare i miei bagagli che però, dal canto loro, sembravano rifiutarsi di collaborare perdendo magicamente i kili in eccedenza.
Ecco che, un minuto dopo, bussano alla porta.
Sugiyama san, trafelata e spettinata come sempre, mi travolge di parole con il suo solito entusiasmo, scusandosi per l’assenza e facendosi immediatamente perdonare col suo contagiosissimo sorriso.
Mi porge così l’ennesimo omiyage (“souvenir”), stavolta da parte di Masa, chika e Ayana. Omiyage che va ad aggiungersi alla sua pesantissima busta di regali per la mia famiglia consegnatami la sera precedente, e che di certo non mi ha aiutato a sbrigarmi con le valigie, ma che perlomeno mi ha rimesso di buon umore.
Putroppo,vengo a sapere, mi aveva aspettato fino alle 17, poco prima del mio ritorno a casa, per portarmi ad Odaiba insieme alla sua famiglia. Poiché però la gita era stata organizzata all’ultimo momento, non aveva avuto modo né di avvisarmi prima, né di telefonarmi (non avevo un cellulare in Giappone), né d’altra parte aveva potuto rifiutare l’invito della sua famiglia.
***
Poco dopo la sua visita, decido di abbandonare per qualche ora i miei bagagli nella condizione in cui si trovano e scendere in soggiorno per trascorrere le ultime ore con lei.
Si è trattato di due ore penosissime, in cui la nostra confidenza ha raggiunto, se non addirittura superato, il picco massimo raggiungibile.
Trattenendo le lacrime con sforzi inenarrabili, come se lasciarsi andare ad un tale gesto uno di fronte all’altra fosse stato un crimine o una debolezza imperdonabile, ci siamo ascoltati a vicenda, e sono stato messo al corrente dei tasselli mancanti della sua vita privata, di cui ovviamente, per correttezza, non farò menzione, ma che hanno suscitato in me una tristezza ed un dolore tale e quale a quello che mai avrei pensato di trovare celato dietro al carattere apparentemente così forte, solare ed allegro della mia minuta mamma giapponese.
Allo scoccare della mezzanotte, finalmente, è arrivato il suo compleanno, la cui data esatta mi era stata tenuta nascosta fino all’ultimo perché non mi preoccupassi di comprarle un regalo. Evidentemente però, erano state sottovalutate sia le mie capacità investigative, sia la mia corrispondenza con Masa.
Quando Sugiyama san ha letto il biglietto d’auguri, con la mia breve lettera di ringraziamento, il suo sforzo per trattenere le lacrime è divenuto forse insostenibile perché, appena mi è parso di scorgere le sue lacrime, mi ha ringraziato tre o quattro volte ed è letteralmente fuggita nelle sue stanze, congedandosi con una scusa qualsiasi.
***
Questa mattina alle 7:05 è venuto a prenderci, con leggero anticipo, il taxi che ci avrebbe portato alla stazione dei bus-navetta per l’aeroporto.
Mascherando la nostra tristezza reciproca con sorrisi tanto radiosi quanto falsi e fuori luogo, abbiamo fatto colazione in un caffè, aspettando insieme l’arrivo del bus e chiacchierando del più e del meno.
L’ultimo saluto è stato fugace:
pochissime parole, una serie di goffi inchini da occidentale ed il suo “grazie”, nella forma più lunga che la sua già oltremodo cerimoniosa lingua potesse permetterle di dedicarmi.
Ancora, sull’autobus in partenza, il mio ultimo sforzo, stavolta quasi del tutto inefficace, di sorridere e salutare con la mano imponendomi di sembrare allegro.
Infine, scomparso dalla vista di Sugiyama san, mi sono lasciato andare al pianto, durato sommessamente tutto i tragitto fino all’aeroporto (pianto che mi ha fatto dono di questa fantastica emicrania, che tutt’ora mi accompagna attraverso i cieli di Siberia e Russia).
***
Potrò sembrare retorico, ma il Giappone, o forse il viaggio in sé, mi hanno insegnato moltissimo.
Ho compreso l’importanza delle proprie radici, la tristezza insita nell’immigrante ed i differenti modi con cui gli stranieri provano a farvi fronte.
Ho criticato per un mese questo paese e le sue assurde stravaganze, finché non ne ho intravisto l’anima, ho capito un po’ di più dei suoi abitanti e delle loro complicate relazioni sociali e mi sono talmente uniformato al loro assurdo stile di vita, che ho finito per comprenderlo e trovarlo perfettamente logico e normale.
Ho capito quanto sarà difficile affrontare le mie scelte in futuro e dividermi tra l’Italia, con i miei affetti, i miei amici ed i luoghi dove sono nato e cresciuto: cose alle quali non potrei mai rinunciare, ed il Giappone, con il suo richiamo per me tutt’ora irresistibile, i suoi abitanti ordinati e cortesi, le sue strade pulitissime e sicure.
Il bel Giappone dalle mille contraddizioni, con i suoi templi antichi, i suoi boschi misteriosi ed i suoi palazzi altissimi, tra i quali ho lasciato molti bei ricordi e qualche frammento del mio cuore, nonché quelle poche persone a cui mi sono affezionato e che ho salutato con la promessa, che mi impegnerò a mantere, di tornarli presto a trovare.”
Un sincero grazie a tutti per essermi rimasti sempre vicini in questa Estate incredibile,
giunta inaspettatamente, quanto inevitabilmente, alla sua
FINE
Inizialmente, pensavo di raccontare della spassosissima cena di ieri, consumata nella pizzeria della nota (?) catena "Salvatore Cuomo", o della giornata di oggi passata a visitare templi con Sugiyama san e sua sorella minore, ma dato che questa e` probabilmente la penultima volta che mi appresto a scrivere prima di apporre la parola "FINE" su queste pagine, e` bene che premii i miei lettori piu`fedeli con le rivelazioni che tutti da tempo aspettavano.
Ecco a voi dunque, signori e signore, il penultimo, attesissimo capitolo della mia storia:
TUTTA LA VERITA' SULL'UOMO CHE ABITA ACCANTO AL BAGNO
Molti si saranno posti le piu` disparate domande sul misterioso coinquilino di casa Sugiyama.
Qual e` la sua occupazione? Da quanto abita qui? Quando se ne andra`?
Perche` non esce mai con noi? Perche`, pur essendo stupido ed esteticamente piuttosto insignificante (se non addirittura bruttino) e` sempre pieno di ragazze?
Qual e` la sua vera identita`?
Perche` si ostina ad ascoltare la peggiore musica mai concepita da essere umano?
E' vero che quando era piccolo ha ingerito una baguette intera ed e` morto?
E' vero quel che si dice, che gli alieni nemici di Jeeg Robot d'Acciaio lo hanno impiantato in Giappone per studiarne la reazioni?
Ebbene, credo sia giunto il momento di svelare al mondo il segreto di questo viscido individuo.
Tanto per cominciare, l' "amico" francese arrivo` qui a Gennaio, tramite la mia stessa scuola, per studiare Giapponese.
Successivamente, lasciato lo studio senzaver raggiunto alcun risultato, e` entrato nel giro delle lezioni private, impartendo in nero lezioni di francese ad alcune "innocenti" ragazze giapponesi, nei caffe` del centro.
(Le stesse che sono diventate, una ad una, le sue ragazze o amanti, forse attratte dalla sua “r” vibrante uvulare: talmente “chic” quando pronuncia storpiando le uniche due parole di Giapponese che ricorda).
Da allora, ha lasciato casa Sugiyama solo per circa un mese, a Marzo se ho capito bene, durante il quale e` stato in Brasile a spassarsela (non avendo alcun contratto lavorativo, possiede solo un visto di soggiorno della durata di sei mesi per studiare, che deve rinnovare di tanto in tanto uscendo e rietrando in Giappone).
Prima di partire, ha pregato per giorni e giorni Sugiyama san di farlo rimanere per un altro mese, al termine del quale, disse, sarebbe tornato a Parigi con la sua fidanzata di turno, amante della Francia (la quale, ovviamente, lo ha lasciato nel giro di qualche decina di giorni). Davanti alle incessanti richieste del suddetto scassaombrelli, Sugiyama san e` riuscita a mentenere ferma la sua posizione: “NO”.
Sebastian, incurante di cio`, e ` rimasto ugualmente per un altro mese, al termine del quale, invece di fare le valigie, ringraziarla prostrandosi sul pavimento e scusarsi auto fustigandosi, le ha promesso che se ne sarebbe andato alla fine di Luglio (!!!), incontrando ancora, naturalmente, la piu` completa opposizione della signora.
Tale promessa, come e` chiaro, non e` mai stata mantenuta e la signora Sugiyama mi ha confidato di essere letteralmente disperata, non sapendo come comportarsi e come comunicare all’indesiderato ospite che deve fare le valigie e trovarsi un altro posto dove vivere, visto che non e` piu` uno studente e che ha un proprio stipendio.
“Dalla parte di Sebastian” c’e` pero` Hiroko, la primogenita della signora, la quale sostiene che sia un bene che il francese rimanga a vivere qui, perche` e` pericoloso per sua madre vivere completamente da sola.
Quel che e` certo, e` che Sebastian restera` almeno per un altro mese, dato che a Ottobre i suoi genitori verranno a trovarlo.
Personalmente lo destesto: lo trovo talmente disgustoso e cosi`vuoto…
Non riesco nemmeno a capacitarmi del fatto che si stia approfittando in questo modo della debolezza della signora Sugiyama, restando qui senza il suo consenso, abusando della sua gentilezza, usando ogni giorno il suo computer, la sua televisione via cavo, il suo tapis roulant, rientrando ubriaco la sera, lamentandosi se il cibo non e` cotto come lo vuole lui, se ha trovato un insetto nel corridoio, ecc.
E’ un gran maleducato.
Di contro, Sugiyama san mi ha espressamente invitato, sia ieri che oggi, a tornare presto in Giappone e a soggiornare in casa sua, senza pagare nulla. Quel che e` certo, oltre al fatto che vorrei davvero tornare qui presto, e` che non potrei mai trattenermi piu` di tanto a darle disturbo. La signora questo lo sa benissimo, e mi ha capito dal primo giorno.
Ecco quindi spiegate le sue preferenze e tutti i favoritismi di cui ho goduto in queste splendide cinque settimane.
Postato da: Yuusaku
a settembre 01, 2005 18:53 | link
| commenti (6) |
Sono tornato direttamente a casa da scuola per riposarmi un po’, cominciare ad organizzare la valigia e sbrigare alcune faccende. Rientrato in casa, salutata Sugiyama san e salite le scale, mi sono trattenuto per la solita chiacchierata con la signora delle pulizie (di cui ancora ignoro il nome…). Solite battute da parte sua su Sebastian, rido, saluto e mi ritiro in camera mia.Ieri ho scritto ho scritto il mio diario su alcuni fogli sparsi: riporto il tutto qui di seguito.“Scrivo in un McDonald’s, mentre aspetto che si facciano le due per recarmi a Tsudanuma, dove ho un appuntamento con questo momento di solitudine per raccontare quello che, una volta a casa, non riesco a scrivere per via della stanchezza. Kiyoko, una ragazza giapponese che studia italiano e che ho conosciuto dall'Italia tramite internet. Approfitto cosi` diLa scuola si e` completamente svuotata e sono rimasti unicamente gli studenti del corso annuale.Le lezioni si sono trasformate in una sorta di dialogo a quattro, della brevissima di durata di quattro ore: un suicidio.Dato che, passato il maltempo che era stato portato dal tifone e` tornato il vecchio, caro, caldo umido, le professoresse hanno pensato bene di riaccendere l’ariacondizionata-tormenta di neve. Conseguentemente, il mio passatempo preferito durante le pause e quando esco dalla classe per andare in bagno, e` diventato alzare la temperatura del condizionatore centralizzato a venticinque gradi, sfidando qualcuno che, per tutta risposta, ha l'hobby di riportalo constantemente a 21.Baco ieri mattina e` ripartito per Boston. Mi sembra di vivere da solo con Sugiyamasan, visto che l’unica traccia de “il tizio che vive accanto al bagno” (Sebastian, come era stato giustamente definito da Baco), e` la sua ormai tristemente celebre musica techno, che sono ancora inesorabilmente costretto a sorbirmi ogni mattina mentre mi lavo.Domenica scorsa io, Baco e la signora Sugiyama, siamo stati a casa di Chika e Masa per un sukiyaki party.
Il Sukiyaki e` una pietanza giapponese che viene preparata a tavola, con la partecipa-
zione dei commensali: si prendono vari ingredienti, tra cui straccetti di carne, verdure, funghi e spaghettini di patate, e si fanno cuocere insieme in acqua e sake da cucina.Dopo quattro minuti dall’inzio del pranzo ero gia` totalmente sazio, ma essendosi questo protratto straziantemente per piu` di un’ora e mezza, ho dovuto sottopormi a innumerevoli sforzi e patimenti, pur di non non deludere le dolci aspettative dei miei ospiti, i quali, come e` ovvio che fosse, tenevano particolarmente a cuore che io e Baco ci ingozzassimo del loro ottimo cibo giapponese.Sottrattomi in fine, senza non poche difficolta`, allo sconcertante pasto, mi sono lasciato inchiodare di fronte ai videogiochi in un’interminabile partita a "Super Mario party 6" con Masa e baco, durata fino all’ora del nostro ritorno a casa, ma inframezzata da piacevoli chiacchierate, battute, bevute di te con dolcetti e senbei (crackers di riso giapponesi) a cui tutti hanno gaiamente preso parte (visto che si era mangiato pochino a pranzo...)Masa mi piace molto come persona ed essendo lui particolarmente interessato all’Europa, in particolare all’Italia ed alla Spagna, abbiamo dato vita, da due settimane, ad una corrispondenza tramite e.mail.Nel comunicare con lui, come con le altre persone conosciute qui, sono felice di constatare netti miglioramenti del mio Giapponese. Se non potessi connettermi a piacimento ad Internet, pero`, penso che impazzirei, visto che non dico una parola di Italiano che non sia "Pizza" da Venerdi` e non avro` nessuno con cui parlarlo fino al mio ritorno a casa.A dire la verita`, partito Baco, non ho piu` l’opportunita` di parlare neanche in Inglese ed il potersi esprimere esclusivamente in Giapponese, devo ammetterlo, puo` risultare vagamente alienante (oltre che estremamente utile, per me), a lungo andare.Ieri ho finitito gli ultimi acquisti, approfittando dei prezzi locali:ho comprato due cd musicali, un paio di pantaloncini Vans, una maglietta Vans ed il numero uno di un fumetto giapponese per un amico a cui l’avevo promesso.Totale? Quindici euro.Non contenti, al negozio Vans mi hanno persino regalato una bella cintura (ovviamente Vans).Visti I prezzi, sto continuando a fare acquisti quasi incessantemente da due mesi a questa parte… Il problema, ora come ora, e` che temo che la mia valigia non conterra` nemmeno la meta` della roba.SONO FREGATO.”***
Questo e` quanto. Ora vedo di buttare vestiti vecchi e tutto cio` che e` inutile riportarmi a Roma.
Non riesco piu` a tenere aggiornato il mio diario sul corso degli eventi: tutti cosi` particolari e degni di nota, che difficilmente potrei racchiuderli nello spazio di poche righe, in pochi minuti di connessione.
Ecco, ad ogni modo, un breve riassunto dei momenti salienti di ieri ed oggi.
Ieri sera sono stato al Teatro Nazionale Kabukiza (vedi foto a sinistra), nell'elegante quartiere di Ginza, per assistere ad una rappresenta-
zione di Kabuki (una forma di teatro tradizionale giapponese).
Il Kabuki e` molto differente rispetto al Bunraku, il teatro dei burattini di cui avevo parlato il mese scorso, ma altrettanto interessante, e meno difficile da seguire per uno straniero.
Devo ringraziare Baco che mi ha trascinato fuori di casa buttandomi giu` dal letto dopo il mio sonnellino pomeridiano, come d'altronde fece anche in occasione della nostra visita alla torre di Tokyo.
E' un vero peccato che parta dopodomani mattina... Il soggiorno si svuotera` e tornera` silenzioso come i primi due giorni, con la musica techno di Sebastian che eccheggia fastidiosamente dal piano di sopra.
Oggi abbiamo pranzato in quel di Odaiba, in un locale dove servono cheeseburgers hawaiani (??!).
Sugiyama san ci teneva a portarci la`, anche se ne ho veramente compreso il motivo.
Appena finito di mangiare, sono fuggito ad Asakusa da Stefano, sua sorella che e` venuta a fargli visita, l'altro Stefano e Nicola. Li`, tra una fiumana insopporta-
bile di gente e musica samba a tutto volume, si teneva il favoloso ed imperdibile "carnevale brasiliano", con tanto di parate, carri e sfilate in costume.
Solo ai giapponesi poteva venire in mente di organizzare tutti gli anni, nell'unico quartiere tradizionale della citta`, tra templi e negozi di cose tradizionali, una goffa quanto improbabile imitazione del carnevale di Rio. Ovviamente mi sono piuttosto divertito ad osservare tutti quei giapponesi abbronzatissimi sfilare e ballare la samba in mezzo alla strada.
Non ho potuto altresi` esimermi dallo scattare una foto ai ragazzi del carro egiziano.
"Ciiiiiiizuuuuu"
Grazie, siete stati fantastici.
La serata si e` conclusa con shopping selvaggio (e nonsense) in una sorta di Upim giapponese, dove ho comprato dei pantaloncini corti per circa tre euro e mezzo. Infine, al mio ritorno a casa, e` seguita una ottima cena a base di sushi in un ristorante della zona in cui siamo andati, guidati da Sugiyama san, per accontentare il desiderio espresso qualche giorno fa da Baco.
Gnam.
Scrivo in cucina, mentre fuori il tifone piu` forte di questa Estate, dopo aver costretto tutti a disertare le strade e rifugiarsi al chiuso, nelle celle dell'alveare, continua a martoriare piante ed edifici (e speriamo ci liberi di tutte le insopportabli cicale giapponesi...!).
Sugiyama san scruta pensierosa fuori dalla finestra, con le mani appoggiate a conchetta sul vetro freddo, chiuse intorno ai suoi occhi. Chissa a cosa sta pesando...
Se potessi leggere nella sua mente, comunque, non capirei nulla. Come d'altronde non capisco un accidenti di tutti i libri sulla Nichiren shu (una scuola buddhista giapponese) sparsi ovunque nella mia stanza che mi ha cosi` gentilmente prestato.
Mancano ormai solo dieci giorni al mio ritorno a Roma, e non so che atteggiamento mentale adottare nei confronti di questa incombenza alla quale, comunque, non riesco a fare a meno di rivolgere piu` volte i miei pensieri durante la giornata.
Tanto per cominciare, forse, dovrei cominciare a riflettere su come fare entrare in valigia, rispettando il limite di peso massimo consentito in aereo, tutta gli oggetti e regali di dubbia utilita` acquistati in due mesi di shopping quasi giornaliero.
Oltre all'arrivo di una rigenerante frescura, portata dalla venuta del tifone, tutto cio` che e` intorno a me mi ricorda che l'Estate sta stancamente lasciando il passo all'Autunno.
Tanto per cominciare, le brevissime vacanze giapponesi sono divenute ormai un bel ricordo per gli operosi edochiani che, da questa settimana, sono nuovamente ed inesorabilmente immersi nella propria occupazione principale: guadagnare piu` soldi, cosa che li terra` occupati senza sosta, immagino, fino a Natale.
Nei negozi sono ormai quasi totalmente esauriti gli yukata (kimono estivi) ed entrando dalla metro e nei luoghi chiusi, non si e` piu` vittime di congestioni provocate dallo sbalzo di temperatura tra l'esterno, insopportabilmente caldo ed umido, e l'interno, mantenuto a gradazioni polari dagli immancabili e spietatissimi climatizzatori.
Persino la mia gelida scuola, ed in particolare la mia classe, non sono piu` le stesse:
aria condizionata spenta, corridoi silenziosissimi, classi desolate e decimate.
Ma il peggio deve ancora venire:
se dei sedici studenti che eravamo la prima settimana, al momento siamo rimasti in sette, da Lunedi` la scuola si spopolera` ulteriormente e la nostra aula ospitera` quattro, forse cinque persone, includendo tra i supersiti me e la professoressa di turno.
Uno ad uno li ho visti partire tutti: i tre taiwanesi laureati in giapponese (incredibile che si trovassero a seguire i miei stessi corsi!), i quattro americani, tra cui Allison: un'americana nata e cresciuta in un'isoletta sperduta in mezzo all'oceano a solo tre ore e mezzo di aereo dal Giappone ma comunque insensatamente territorio militare americano, la ragazza messicana ecc.
Domani sara` l'ultimo giorno anche per Ryan, un ragazzo di San Diego meta` giapponese con cui ho particolarmente legato, Francesca, l'unica italiana della mia classe, Maria, una solarissima ragazza di Hong Kong battezzata con un nome cristiano, l'arabo Zaccaria ecc.
Non mi e` ancora completamente chiaro chi rimarra`, ma sono sicuro riguardo ad una persona: Duli, la coreana che l'altro ieri mi ha scritto una lettera d'amore. Imbarazzante! E` stata la prima volta che ho ricevuto una lettera simile... In Giapponese!!!
Sebastian e` stato definitivamente lasciato dalla sua fiamma, Baco lascera` il Giappone lunedi`, Gonchan (il vecchio cane) ha avuto brutto attacco di cuore due sere fa, il secondo questa Estate.
Poco a poco, il mondo che si era venuto a creare intorno a me questo mese, scomparira`.
Stati a Tokyo Tower. Saliti fino a 250 metri. Spesi troppi soldi. Fatte tantissime foto (quasi tutte sfocaterrime).
Ho bisogno di dormire.
Di piu`.
Subito.

Eccomi qui, come promesso, per raccontare della gita al monte Fuji di ieri.
Cominciamo dalla tragica sveglia della sei: mi e` stata fatale, anche perche` non ha suonato e mi sono disastrosamente svegliato da solo, per puro caso, alle sei e venti, ovvero appena dieci minuti prima dell’orario concordato per uscire. Baco l’abbiamo tirato giu` dal letto noi sette minuti dopo, a cazzotti sulla porta, e Sebastian ha passato il Sabato per fatti suoi (figuriamoci).
Ma veniamo al resto della giornata: sulla metro, sugli shinkansen (treni superveloci lanciati ad una velocita` spaventosa), sulle cabinovie, sui traghetti, a piedi arrampicandoci su pendii e scalinate, ovunque andassimo: una moria narcolletica. In poche parole, ho ciondolato per tutta la giornata, spostandomi entusiasticamente, ma ad occhi praticamente socchiusi, per il parco nazionale di Hakone, alle pendici del monte Fuji.
Sugiyama san, neanche a dirlo, e` stata adorabile. Oltre ad organizzare tutto in modo da farci vedere quanto fosse possibile vedere in una sola giornata (e anche di piu`!!!), ha speso per noi cifre incommensurabili fra pasti, spuntini e biglietti dei mezzi di spostamento.
Il monte Fuji, purtroppo, non si concede a tutti e non sempre. Siamo riusciti a vederlo solo dalla stazione del treno Mishima, appena scesi dallo Shinkansen preso a Tokyo. Al nostro successivo spostamento era gia` scomparso, velato completamente da nuvoloni e vapori sulfurei di acque termali.
La prima foto di ieri e` stata scattata dal traghetto follemente costruito con le sembianze di una nave pirata giocattolo sul quale abbiamo attraversato, un po' titubanti a dire il vero, il lago Ashinoko e mostra la porta torii shintoista posta all’entrata di un santuario.
La seconda foto e` stata scattata su Oowaku tani, un monte di fronte al Fuji dal quale si ha una vista perfetta del vulcano, quando il cielo e` limpido. Su Oowaku tani si trovano moltissimi fonti di acque termali estremamente sulfuree (e quindi dall’odore estremamente stomachevole). Il fumo che si vede nelle foto e` quello di codeste fonti di acqua bollente, che vengono usate per fare le kurotamago, delle inquietanti uova sode completamente nere. Ovviamente, per quanto mi rifiutassi di assaggiarle, di fronte alla ripetuta insistenza di Sugiyama san non ho potuto tirarmi indietro. Per mia fortuna comunque, ho scoperto il loro sapore e` tale e quale a quello di normalissime uova sode.
Infine, al ritorno dal parco nazionale, di passaggio ad Odawara, siamo andati a vedere il piccolo castello della citta` (terza foto di ieri), giusto poco prima di morire sul treno che faceva ritorno a casa.
Oggi sono venuti come ospiti a cena la prima figlia della Signora Sugiyama, Chika, con suo marito Masa e la loro figlia dodicenne Ayana. Con mia estrema approvazione, la tavola e` stata splendidamente imbandita con una quantita` impressionante di ottimo sushi e…. Pizza col salame?!!
L'alegra famigliola era davvero simpatica. Chika in particolare, e` una chiacchierona incontenibile ed ha animato la serata tenendomi impegnato in discussioni serrate in Giapponese, fino al decesso dei miei ultimi neuroni poliglotti. Il suo hobby sono la thai boxe, che pratica con regolarita`, e la lotta in genere: che tipa!!!
Per finire, dopo cena mi hanno fatto un servizio fotografico un po’ particolare, eccovi una foto…!

Domani vi spiego.



Postato da: Yuusaku
a agosto 20, 2005 21:31 | link
| commenti |
Fantastico!
Siamo stati a vedere un “bonodori”!
Tali bonodori (evitare battute scontate, per favore), di cui fino a stamattina ignoravo completamente l’esistenza, vengono organizzati nel periodo dell’ “obon”, la festa dei morti, piu` o meno in tutti i paesi ed in moltissimi quartieri delle citta` piu` grandi. Consistono nel ritrovarsi, perlopiu` vestiti in yukata (kimono leggero estivo) per fare “balli di gruppo” tradizionali. Le canzoni, i cui passi di danza sono noti ai piu`, possono essere registrate o suonate dal vivo. Nel caso del bonodori a cui ho assistito insieme a Sugiyama san e Baco ("Marounochi bonodori"), suonatori di taiko (tamburi giapponesi) si esibivano dal vivo sulle canzoni registrate, mentre centinaia di giapponesi ballavano in fila al ritmo di quella musica divertentissima, procedendo in circolo intorno all’enorme fontana di Hibiya Koen (parco di Hibiya).
Baco si e` persino cimentato, con tanto di ventaglio alla mano, nella folle danza nipponica, incontrando l’approvazione dei ballerini locali e scatenandone ulteriormente la goliardia. Per quanto mi riguarda, sono rimasto tutto il tempo a bocca aperta a fissare le persone intente a danzare, cosi` differenti da quelle che sono abituato ad incontrare per strada e nella metro, ed i suonatori di taiko: e` stato magnifico poter vivere questo lato tradizionale della societa`, cosi` diverso da quello moderno e “lavorativo” che ho sotto gli occhi tutti i giorni, ma altrettanto vero.
Eccovi una foto di me e Baco con il gruppo danzante sullo sfondo;
una foto di alcune signore del gruppo;
la foto di un suonatore di taiko.
Tra sei ore partiamo per il monte Fuji.
Ero immerso nella scrittura di qualcosa che mi piaceva molto, poi non so cosa e` successo, ma si e` cancellato completamente, andando perduto.
Non ho voglia di riscrivere tutte le mie riflessioni, non oggi: e` tardi e voglio dormire.
Riporto, a memoria, soltanto una frase:
"Il Giappone mi sta cambiando.
Piu` divento maturo, piu` mi sento un bambino. Piu` cresco e piu` divento silenzioso.
Odio essere troppo riflessivo. E taciturno."
Si sono riaccese le cicale, ma durano solo per un minuto.